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Mondo Sommerso Genn/Febb 98
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MONDO
SOMMERSO – N°1/2 - Gennaio/Febbraio 1998
A bordo del Merak
Vacanza sub in barca a vela
Una vacanza
diversa, in piena libertà, a contatto con la natura e il mare.
Scoprendo il mediterraneo in tutta la sua bellezza : dai porticcioli
pieni di vita alle baie deserte, vagando di isola in isola per
recuperare il contatto immediato con la forza del nostro mare.
Un’esperienza possibile solo in barca, e con un comandante che
conosca alla perfezione ogni baia e ridosso e, cosa altrettanto
importante per noi subacquei, ogni pietra del fondale per condurci
nei punti d’immersione più interessanti di ogni luogo. Così è con il
Merak, bella e comoda barca a vela di 23 metri studiata
appositamente per la crociera subacquea, progettata a quattro mani
da Ernesto Sciomachen, fra i migliori yachts designer italiani e da
Filippo La Ciura, il comandante, subacqueo e uomo di mare da sempre.
Subacqueo professionista e per lunghi anni, membro dell’équipe di
Enzo Maiorca, dal 1989 Filippo si è dedicato con questa nuovissima
barca alle crociere subacquee mediterranee : raggio d’azione
l’arcipelago Toscano, Corsica e Sardegna e, soprattutto, le isole
siciliane (le Eolie, Ustica, le Egadi, Pantelleria e Lampedusa), la
Tunisia e il mitico Banco Skerki, accessibile solo per pochi giorni
nel periodo estivo.
Il Merak è un ketch, uno yacht a due alberi
costruito in acciaio. Può ospitare sino a 18 passeggeri, alloggiati
in otto cabine (sei doppie con letti a castello e due matrimoniali,
di cui una a prua e una a poppa, adattabili a triple); quattro i
bagni e tre le docce, con acqua calda. In coperta si trova l’ampia
cabina amatoriale con letto matrimoniale, servizi privati (doccia,
lavabo e wc). Nell’ampio salone centrale, si consumano i pasti a
base d’ingredienti freschissimi che comprendono sempre dell’ottimo
pesce, preparato dallo stesso Filippo.
Il Merak, lo dicevamo, è studiato appositamente
per le crociere subacquee : il "dive deck" è situato a poppa, dove
si trova ampio spazio per prepararsi e saltare quindi in acqua.
Bombole e piombi sono a disposizione degli ospiti direttamente in
barca; due compressori, da 16.000 litri d’aria al minuto ciascuno,
sono "nascosti" sottocoperta, silenziosissimi e mai avvertiti dagli
ospiti, un fatto sicuramente positivo per il comfort a bordo.
Grande spazio sopra coperta per prendere il sole
e in serata godere un drink sotto le stelle. Capaci serbatoi
consentono una riserva di 14.000 litri d’acqua dolce, mentre i 5.000
litri di gasolio alimentano i due motori da 135 cavalli Perkins che
consentono oltre 150 ore di navigazione a motore a una velocità di
crociera di 10 nodi. Due generatori da 15 kW consentono di
ricaricare torce, batterie e flash dei fotosub.
Loran, radar, Gps, ecoscandaglio, radio Vhf e Rtf,
gli strumenti di bordo; un tender con fuoribordo per l’assistenza a
mare.
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Il Subacqueo (dicembre
2003)
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IL SUBACQUEO
– N°367 – Dicembre 2003
Mediterraneo
UN BANCO NEL CANALE
In pieno Canale di Sicilia si innalza
una "montagna" : è il Banco Scherchi, una dorsale che sale dalla
profondità di 180 metri fino a 30 centimetri dalla superficie.
Difficile da raggiungere, riserva però immersioni in un mare che s’è
solo qui.
DI PAOLO FOSSATI – DISEGNI DI FRANCESCO TURANO
Banco
Scherchi è una dorsale subacquea molto estesa che si trova a circa
sessanta miglia dall’isola di Marittimo, in sostanza nel bel mezzo
del canale di Sicilia. E’ un nome pressoché sconosciuto alla maggior
parte dei subacquei. Le notizie reperibili sul leggendario banco
sono rarissime e frammentarie; anche Internet, sempre così
abbondante d’informazioni, in questo caso scarseggia. Persino il
nome è un dilemma, alcune carte nautiche riportano Skerki, altre
Scherchi. La curiosità e l’emozione prima della partenza sono
intense, alimentate dall’alone di mistero e dai racconti quasi
fantastici delle persone che l’hanno visto. Si tratta di un luogo
incredibile, una vera catena montuosa subacquea, che da 150-180
metri di profondità risale fino in prossimità della superficie.
Trenta centimetri è il punto più basso, chiamato "punto zero" dai
pescatori, segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith. Fin
dai tempi dei romani sono documentati terribili sconvolgimenti
tellurici ed eruttivi (tornati alla ribalta, in modo meno energico,
nell’estate del 2003, alle isole Eolie) che hanno modificato, nel
corso dei millenni, la piattaforma sommersa, originando isole
vulcaniche, come Pantelleria, e catene sommerse, come Scherchi.
Potete immaginare quante navi siano affondate a causa di quest’irregolarità
del fondo del mare : la presenza di numerose ancore tuttora intatte
testimonia numerosi relitti romani e cartaginesi, dell’Ottocento e
ancora più moderni. Durante la seconda guerra mondiale, questo breve
tratto di mare fu soprannominato "rotta della morte", perché dal
mese di novembre del ’42 al mese di maggio del ’43 si svolse
un’intensa battaglia tra le forze alleate e le forze dell’asse, che
portò all’affondamento di oltre cento navi. Gli scafi adagiati a
basse profondità sono stati completamente distrutti dalle
violentissime burrasche dei mesi invernali. Vi chiederete perché
questo banco è così poco conosciuto e quasi leggendario. La risposta
è semplice : è molto difficile, per un subacqueo, poterlo
raggiungere. Le condizioni meteomarine possono cambiare
repentinamente, perché la zona è totalmente esposta allo scirocco e
al maestrale (statisticamente sono i venti più frequenti, ma anche
la presenza degli altri non scherza). Pochissimi sono coloro che
rischiano di trovarsi nel bel mezzo di una violenti burrasca così
distanti dalla costa e senza alcuna possibilità di ridosso.
Attualmente, dai centri costieri, alcuni gommoni possono raggiungere
in giornata il banco, fruttando al meglio i bollettini nautici e
affidandosi alla velocità dei mezzi. Il sistema migliore per
visitare questa zona è una settimana di crociera, tenendo presente
il fatto che solo nel periodo estivo vi sono garanzie sufficienti
per poterla effettuare e che i cambiamenti di programma sono
all’ordine del giorno. Nonostante siano soprattutto i pescatori
subacquei a frequentare questo luogo, possiamo affermare che si
tratti di una zona quasi incontaminata. Le forme di pesca
professionale sono inattuabili considerata la conformazione del
fondale e le reti a strascico sono sconosciute a questi pesci. In
una settimana di permanenza abbiamo incontrato un paio di
pescherecci tunisini alla ricerca di spugne e aragoste. Hanno
imparato il mestiere imbarcati sui pescherecci trapanasi, poi si
sono messi in proprio con i contributi stanziati dal governo
tunisino e ora fanno una spietata concorrenza ai loro vecchi datori
di lavoro.
Il banco si trova in acque internazionali,
quindi, in un certo senso, del tutto privo di tutela. In realtà, non
esistono altri luoghi così salvaguardati nel Mediterraneo.
Affermerei che ci troviamo di fronte a un vero e proprio vivaio;
s’ipotizza che qui si riproducano addirittura gli squali bianchi,
avvistati più volte. Le onde e le correnti sono i guardiani di
questo straordinario luogo per più di trecento giorni all’anno.
LE IMMERSIONI
Scherchi può essere considerato l’ultimo
baluardo di un Mediterraneo che non esiste più. Un ecosistema ancora
intatto e vergine, dove si può fare qualsiasi tipo d’incontro.
Nonostante ciò, molti subacquei restano delusi, perché il banco è
vastissimo e pochissimi conoscono bene i punti migliori per
immergersi. Non si vedono molti pesci in giro, sono per lo più
intanati, quindi anche il fotografo deve diventare cacciatore.
Succede così che a bordo si trovino subacquei con armi differenti,
chi con la macchina fotografica, chi con il fucile.
IL PUNTO KEITH
Il punto più superficiale dell’intero
banco, è spesso investito da correnti fortissime, specialmente in
superficie. Enormi massi si accavallano uno sull’altro,
sovrapponendosi, fino a 50 metri di profondità (dove noi ci siamo
fermati). La parte superiore delle rocce ricorda un prato inglese :
un’esplosione di vita vegetale che conferisce al fondale un aspetto
completamente verde, a perdita d’occhio. Moltissimi sargassi e
laminarie spiccano sulle più comune alghe mediterranee. Le zone
verticali delle rocce rivelano le migliori caratteristiche
coralligene che il Mare Nostrum possa offrire : paramuricee,
funicelle, falso corallo nero, spugne d’ogni specie e colore,
piccoli alcionari che ricordano i più grandi cugini del Mar Rosso,
tunicati, briozoi, tra cui il raro Cladopsamnia rolandi. Il
substrato è ricoperto d’ogni forma di vita, colorata ed esplosiva. A
10 metri di profondità appare una vasta distesa di bassi canaloni
roccioso, completamente colonizzati da migliaia d’esemplari d’Anemonia
solcata.
BIDDLECOMBE PATCH
I pescatori chiamano questo punto "il
sette metri", tale è la profondità del sommo. Costituisce un ottimo
punto per l’ancoraggio notturno (sempre visto nel contesto della
situazione). Un vasto pianoro roccioso degrada tutto intorno con
grossi massi, ripetendo lo scenario descritto in precedenza. Regina
di quest’immersione è l’aragosta : moltissime le tane abitate dal
nobile crostaceo, insidiato dai pescatori tunisini e dai subacquei.
Viso il numero e la dimensione degli esemplari, direi che il danno
inferto dall’uomo è molto basso. Nelle tane più anguste capita di
vedere numerose coppie d’antenne che fanno capolino, mentre altre
volte, le aragoste scorrazzano liberamente, incuranti della presenza
del subacqueo. Grossi esemplari di cernie e corvine fanno compagnia
ai crostacei, mentre in acqua libera dentici enormi nuotano
guardinghi. Frequente la presenza di uno dei gasteropodi più grandi
e belli del Mediterraneo : Charonia nodifera.
SYVIA KNOLL
Morfologicamente, si tratta di un grosso
panettone su cui è posta l’ancora, a circa 18 metri di profondità.
Tutto intorno ripide pareti verticali che cadono perpendicolari fino
a 40-45 metri di profondità. Qui ho vissuto il momento più
emozionante di tutta la crociera : mentre stavo fotografando delle
bellissime gorgonie rosse, sono stato letteralmente avvolto da un
branco di stupende ricciole, dopo pochi attimi di diffidenza mi
hanno avvicinato a tal punto che avevo difficoltà nel mettere a
fuoco l’obiettivo. Il margine superiore della cigliata è ricoperto
d’estese colonie di Parazoanthus axinellae e Astroydes calycularis
che, con il loro colore arancione, danno origine a un incredibile
contrasto cromatico con le verdi alghe adiacenti. Rose di mare
enormi, spugne, funicelle si districano nel raro spazio lasciato a
disposizione dai madreporari. Anche qui frequenti le cernie e le
aragoste, mentre sul sommo una nuvola di castagnole fittissima
impedisce di scorgere l’azzurro del mare.
IL MERAK E IL SUO COMANDANTE
Il Merak è uno yacht a vela di 24 metri varato nel 1989, che ha
ottenuto la massima classificazione dei Rina. Può ospitare fino a
sedici passeggeri ed è dotato di desalinizzatore, due generatori da
15 kW, riserva d’acqua di 14.000 litri, due motori Perkins da 135
cavalli ciascuno, superficie velica di 420 metri quadrati,
ecoscandaglio, Gps, pilota automatico e due radar, lavatrice,
lavastoviglie, compressore, bombole e pesi. Vi sono sei cabine
doppie con letti a castello, due matrimoniali, una a prua e una a
poppa. I servizi sono in comune, composti di quattro locali wc e tre
locali doccia con acqua calda. In coperta vi è l’ampia cabina
amatoriale, con letto matrimoniale e servizi privati. E’ a
disposizione degli ospiti un gommone di 4.50 m con motore 25Hp. Il
comandante, il Signor Filippo La Ciura, è un vero lupo di mare,
esperto conoscitore del Canale di Sicilia. La settimana a bordo
scorre velocissima tra stupendi tuffi e incredibili avventure, tra
burrasche e imprevisti felicemente risolti. Le immersioni sono
adatte solo a subacquei esperti, poiché la zona è poco conosciuta,
non è disponibile una guida sub e spesso ci sono forti correnti e
acqua molto fredda. |
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AQUA – n°199 Luglio 2004 - Mediterraneo – testo e foto di Paolo
Fossati
TESORI NASCOSTI
Al largo della Sicilia, in acque internazionali,
secche e banchi conosciuti solo a pochi lupi di mare.
Immersioni là dove si dice si riproducano anche gli
squali bianchi.
Nel
nostro immaginario collettivo gli ambienti vergini incontaminati
(parola ormai assolutamente anacronistica) sono ubicati in luoghi
lontanissimi e sperduti. Potrete quindi immaginare quanto sia amara
la sorpresa di un subacqueo, quando, arrivato dopo un lungo,
estenuante e costoso viaggio,
dall’altra parte del pianeta scopre che la località
vergine tanto sognata non esiste più. A volte, invece, succede che
i nostri sogni si esaudiscano in modo inaspettato in luoghi più
prossimi di quanto si potesse immaginare. Per lungo tempo ho
sognato un Mediterraneo incontaminato, avventuroso e ho
sempre pensato che ormai non esistesse più. Mi sbagliavo, perchè il
cuore del Mare Nostrum è ancora tale da poter stupire ed è
molto più vicino di quanto si creda. Immergersi in questi luoghi
straordinari e verificare che sono così protetti dalla natura stessa
fa ben sperare per il futuro del nostro bistrattato mare.
Affrontare questo tipo di crociere richiede imbarcazioni adeguate e
persone realmente preparate a sostenere la forza del mare.
L’unico uomo che io sappia sia in grado di accompagnare con
sicurezza in questi luoghi è Filippo La Ciura.
Come nessun altro conosce i banchi, insieme ai loro trascorsi e alle
storie dei mille naufragi avvenuti. A bordo del Merak, il
suo Yacht da 24 metri, scordatevi il lusso delle attuali navi
da crociera del Mar Rosso. Qui le cabine sono piccole, si
mangia il pesce che si pesca ma, questo è certo, si vive il mare.
Tutto per immergersi in luoghi realmente incontaminati, frequentati
da pochi, molto fortunati, subacquei.
Per farvi capire meglio cosa intendo dire, vi racconterò un piccolo
aneddoto : accadde dopo cena, tutti seduti intorno a un tavolo
chiassoso, a poppa de Merak, nostra casa durante quest’insolita
avventura.
Si
ride, si scherza, c’è un gran fracasso, siamo tutti molto
gratificati dalle stupende immersioni che stiamo facendo e dal fatto
di essere assolutamente soli in mezzo al mare. La barca va, con il
pilota automatico inserito. Filippo, il capitano, è con noi, sta
raccontando uno degli innumerevoli e incredibili episodi che un lupo
di mare come lui ha vissuto, sfoderandolo da quel cilindro di
ricordi riesumati continuamente, rendendo il passato e il presente
un tutt’uno. Improvvisamente si alza di scatto, senza apparenti
motivi, e scompare qualche minuto nella cabina di comando. Pensiero
di tutti : comportamento bizzarro. Fatto accaduto : nel marasma
generale è riuscito a captare il segnalatore acustico che avvisa di
stare attenti all’oggetto galleggiante sulla nostra rotta, quattro
miglia più avanti. Quando dico dormire sonni tranquilli in mare, io
intendo questo. L’imbarco avviene al porto di Trapani.
“Scusi, il signor Filippo La Ciura?” chiedo io. “Non c’è il signor”
mi risponde un uomo a bordo del Merak “Ma se è Filippo che cerca,
quello si, sono io”. Questo è il suo biglietto da visita.
Una vera catena montuosa subacquea
65 miglia da Favignana,
un’intera notte di navigazione al ritmo lento del
Merak.
Banco Skerki
è una vera catena montuosa subacquea, che da 150/180 metri di
profondità risale in prossimità della superficie.
Trenta centimetri è il punto più
basso, chiamato punto zero dai pescatori, segnalato sulle carte
nautiche come Scoglio Keith.
Fin
dai tempi dei romani sono documentati terribili sconvolgimenti
tellurici ed eruttivi che hanno modificato, nel corso dei millenni,
la piattaforma sommersa, originando isole vulcaniche, come
Pantelleria e catene sommerse, come Skerki. Potete immaginare
quante navi siano affondate a causa di quest’irregolarità del fondo
marino, la presenza di numerose ancore tuttora intatte è
testimonianza dei numerosi relitti romani e cartaginesi,
dell’ottocento e ancora più moderni.
Durante la seconda guerra mondiale questo breve tratto di mare fu
soprannominato “rotta della morte”, perchè dal mese di novembre del
’42 al mese di maggio del ’43 si svolse un’intensa battaglia
tra le forze alleate e le forze dell’asse, che portò
all’affondamento di oltre 100 navi. Nonostante siano
soprattutto i cacciatori subacquei a frequentare questo luogo,
possiamo affermare che si tratti di una zona quasi incontaminata.
Le forme di pesca tradizionale sono inattuabili, considerata
la conformazione del fondale, e le reti a strascico sono sconosciute
a questi pesci. Il banco si trova in acque internazionali, quindi,
in un certo senso del tutto privo di tutela.
In
realtà non esistono altri luoghi così salvaguardati nel Mediterraneo
: ci troviamo di fronte a un vero e proprio vivaio; si ipotizza che
qui si riproducano additittura gli squali bianchi, avvistati
più volte.
Le
onde e le correnti sono i guardiani di questo straordinario luogo,
per più di trecento giorni all’anno. Skerki può essere
considerato l’ultimo baluardo di un Mediterraneo che non esiste
più. Un ecosistema ancora intatto e vergine, dove si può fare
qualsiasi tipo d’incontro.
La parte superiore delle rocce
ricorda un prato inglese
Il punto affiorante, è spesso investito da
correnti fortissime, specialmente in superficie. Enormi massi si
accavallano uno sull’altro, sovrapponendosi, fino a 50 metri
di profondità. La parte superiore delle rocce ricorda un prato
inglese : un’esplosione di vita vegetale che conferisce al fondale
un aspetto completamente verde, a perdita d’occhio. Moltissimi
sargassi e laminarie spiccano sulle più comuni alghe mediterranee.
Le zone verticali delle rocce rivelano le migliori caratteristiche
coralligene che il Mare Nostrum possa offrire : paramuricee,
eunicelle, falso corallo nero, spugne d’ogni specie e colore,
alcionari, tunicati, briozoi, tra cui il raro Cladopsamnia
rolandi. Il substrato è ricoperto d’ogni forma di vita,
colorata ed esplosiva. A –10 metri appare una vasta
distesa di bassi canaloni rocciosi completamente colonizzati da
migliaia d’esemplari di Anemonia sulcata.
Le aragoste di Biddlecombe Patch
I
pescatori chiamano questo punto, il Biddlecombe Patch, “il sette
metri”, tale è la profondità del sommo. Costituisce un ottimo punto
per l’ancoraggio notturno (sempre visto nel contesto della
situazione). Un vasto pianoro roccioso degrada tutto intorno con
grossi massi, ripetendo le scenario descritto in precedenza. Regina
di quest’immersione è l’aragosta : moltissime le tane abitate dal
nobile crostaceo, insidiato dai pescatori tunisini e dai subacquei.
Nelle tane più anguste capita di vedere numerose coppie d’antenne
che fanno capolino, mentre altre volte le aragoste scorrazzano
liberamente, incuranti della presenza del subacqueo.
Grossi esemplari di cernie e corvine fanno compagnia ai crostacei
mentre in acqua libera dentici enormi nuotano guardinghi. Frequente
la presenza di uno dei gasteropodi più grandi e belli del
Mediterraneo : Charonia nodifera.
Un panettone dai
favolosi contrasti cromatici
Grosso panettone con il sommo a circa 18 metri
di profondità. Tutto intorno ripide pareti verticali cadono
perpendicolari fino a 40/45 metri di profondità. Il margine
superiore della cigliata è ricoperto di estese colonie di
Parazoanthus axinellae e Astroydes calycularis che, con
il loro colore arancione, danno origine a un incredibile contrasto
cromatico con le verdi alghe adiacenti. Rose di mare enormi,
spugne, eunicelle e grosse paramuricee si districano nel raro spazio
lasciato a disposizione dai madreporari.
Anche qui frequenti le cernie e le aragoste, mentre sul sommo una
nuvola di castagnole fittissima impedisce di scorgere l’azzurro
del mare. Un’immersione straordinaria che mi ha lasciato un ricordo
indelebile.
Il Banco Talbot nel cuore del
Mediterraneo
Ci troviamo a
38 miglia da Scherchi in direzione sud-est, 35 miglia da
Favignana e 40 miglia da Pantelleria. Il fondo è piatto, molto
chiaro, d’origine vulcanica. L’ancora a
circa 15 metri di profondità.
Tutto intorno degrada con lunghe creste parallele
fra loro : si originano paretine verticali e piccoli tetti ombrosi
colonizzati da Astroydes calycularis, Parazoanthus axinellae
e molti poriferi.
Sulle superfici illuminate la solita esplosione di alghe e
laminarie, intervallate da posidonia.
Aragoste, scorfani, ricciole, murene sgusciano tra le moltissime
Eunicelle singularis del fondo. Frequenti sui corridoi sabbiosi
le torpedini e le aquile di mare.
Il sommo ricoperto di Eunicella
singularis
Il Banco Pantelleria
si trova a 21 miglia dall’omonima isola. Ancora a 14
metri su fondale piano chiarissimo, completamente colonizzato da
migliaia d’esemplari d’Anemonia sulcata. Di fronte
all’ancora una bella caduta fino a 32-35 metri con grandi
spugne Axinella verrucosa e Axinella polypoides, molte
altre spugne multicolore, astroydes, alghe. A circa 25 metri
di profondità un sommo pianeggiante è completamente coperto da una
fittissima foresta di Eunicella singularis, come non le avevo
mai viste. Ricciole, murene, tordi, pochi altri pesci; qui
probabilmente la vicinanza a Pantelleria permette un’attività di
pesca più costante.
Banco Avventura sulla strada per le
Egadi
Siamo sulla strada del ritorno verso le Egadi,
a 26 miglia da Favignana. Una nettissima cigliata origina una
lunga parete tra i 18 e i 30 metri di profondità. Troviamo
acqua freddissima, sporca e corrente molto forte. Sono gli
imprevisti del mare aperto, sul fondo sembra di essere in pieno
inverno : pochissima luce e freddo cane. La luce illumina una
parete di mare nordico, milioni d’esemplari di madreporari si
contendono lo spazio : anemoni gioello (Corynactis viridis),
Leptosamnia pruvoti, Astroides calycularis. I tentacoli
semitrasparenti di svariati colori sembrano petali di fiori
agitati dal vento e sono sormontati qua e là da enormi rose di
mare. Una parete unica e straordinaria dove il 105 macro
diventa strumento straordinario e insostituibile, peccato che al
momento non sia con noi!
Ferdinandea,
l’isola erosa dal moto ondoso
Non siamo stati su questi banchi ma li citiamo per
completezza. Forse sono i più noti, perchè legati alla storia della
famosissima Isola Ferdinandea, che alcuni identificano con Banco
Graham, altri con Banco terribile. Nel mese di giugno
del 1831 una serie di fenomeni vulcanici e tellurici sconvolsero
il Canale di Sicilia portando all’emersione di un’isola che
raggiunse la massima altezza di 63 metri e 4800 metri di
circonferenza.
Negli anni successivi, l’isola fu erosa dal moto ondoso fino a
scomparire del tutto. Attualmente si ritiene che quello che resta
dell’isola è un cono vulcanico a sud-est di Graham, con una base di
circa 500 metri, che arriva a circa 25 metri dalla superficie.
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